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Nei
condaghi medioevali (libri contabili tenuti dai monaci della Sardegna),
è attestata la diffusione della viticoltura. Le aree viticole di
oggi vi appaiono già ben delineate. Intorno a questo vino particolare
è sorta un vasta serie di leggende e aneddoti e se ne celebrano
meriti e qualità, anche medicamentose: da Santa Caterina al Manzoni.
Su chi abbia introdotto il vitigno poi è tutto un florileggiare:
addirittura sarebbe stato un console romano, Lucio Aurelio Oreste;
altra tradizione lo vuole scaturito dalle lacrime di una Santa Giustina,
impietosita dalle condizioni in cui versavano i sardi a causa delle
febbri malariche. Altri lo vogliono un vitigno autoctono, come per
lo scrittore Giuseppe Dessì, che a tal proposito affermava "bevendo
vernaccia noi sardi abbiamo combattuto malaria e malgoverno. Senza
Vernaccia nessun sardo avrebbe potuto sopravvivere" (Io e il
vino, ERI, 1951), oppure più recentemente lo scrittore Mario
Soldati che, in visita nell'Isola, riferendosi alla vernaccia di
San Vero diceva " quando gente così umile fabbrica una bevanda rustica
così squisita e così raffinata dobbiamo per forza pensare che ciò
sia degno di una civiltà superiore, da cui abbiamo tralignato o
che addirittura, non abbiamo ancora raggiunto"(Vino al vino,
Mondadori, 1981). Sicuramente il nome deriva dal latino e sta ad
indicare un uva vernacula, cioè del luogo. Cosa confermata
dalla sua ristretta area di diffusione nella piana retrostante la
penisola del Sinis, tant'è che si parla del triangolo della vernaccia
compreso tra i territori di San Vero, Zeddiani e Baratili San Pietro.
La vernaccia viene ottenuta dalla vitis austera. E' un vino
bianco secco, giallo dorato carico con riflessi ambrati. Ha un profumo
delicato di mandorle (su murruai). Gusto asciutto, caldo,
vellutato con retrogusto amarognolo. La sua acidità è compresa tra
i 4/6 per mille. Ha una gradazione alcolica di 15°/16°. Per dare
il massimo delle sue qualità deve invecchiare almeno 3 o 4 anni
in botte scolma di rovere o castagno.
La produzione è disciplinata da un Decreto del presidente della
Repubblica del 1971. Oggi oltre alla Vernaccia di Oristano che è
un vino D.O.C., si possono trovare varianti con la Denominazione
di origine geografica e Vernaccia della Valle del Tirso.
Va servita alla temperatura di 6°, ottima come aperitivo è un vino
ideale per accompagnare i dessert.
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