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Nel suo territorio
sono facilmente visibili le testimonianze dell'uomo neolitico (IV
- III millennio a.C.) che ha lasciato le tracce di almeno quattro
villaggi e tre necropoli a domu
de janas, e del periodo
nuragico (II - inizi I millennio a.C.), con almeno 30 nuraghi,
di cui il più grande, s’Urachi, è alle
porte del paese.
In età fenicio-punica e romana il territorio è intensamente occupato
con fattorie destinate allo sfruttamento agricolo: quest'area era,
infatti, destinata a granaio di Cartagine, prima e di Roma, poi.
Ma lo sfruttamento delle risorse riguardava anche altri aspetti,
quasi certamente il sale di Sa salina manna e la pesca. A Capo mannu
era ubicato un porto legato a queste attività: il Coracodes portus.
Con la fine dell'epoca romana muta il quadro politico ed economico,
molti degli insediamenti vengono abbandonati e la gente si riunisce
in paesi, alcuni dei quali ancora abitati. Le attività economiche
non si basano più sulla monocoltura cerealicola ma, adesso, la produzione
è più variata: vigne, oliveti, orti, allevamento, peschiere.
A partire dal medioevo è attestata l'attività delle saline, più
tardi quella delle tonnare: San Vero faceva parte della curatoria
di Milis del Regno di Arborea. Nel ‘500 anche la Sardegna era dominio
spagnolo. Per creare una difesa dalle continue incursioni dal mare
di turchi e barbareschi, vennero edificate lungo le coste, anche
sanveresi, delle torri di
avvistamento.
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